Mi scuso per la lunga inattività di questo blog. Spero, se ancora qualcuno mi legge, di ricevere perdono;)
In Francia si balla il Can-Cannes. È cominciato uno dei festival, sulla carta, più bello degli ultimi anni. Nomi fortissimi. Stavolta la crisi non giustifica nessuna assenza, come è accaduto a Venezia 65. Purtroppo non possiamo pronunciarci sui film, non siamo fortunati in fila sulla croisette.
Pare però che quest’anno sia il festival dei permalosi. Nessuno fa i film per nessuno.
Monicà, alla francese, probabilmente si prende un po’ di rivincite. Giustificateo no, le critiche negative non si sopportano sempre. Più complesso è il caso Von Trier. Il Mourinho dei registi. Provoca da anni e nessuno lo vuole capire. “Antichrist” pare essere il suo ultimo prodotto di provocazione. Promosso con una scena di sesso tout court tra Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg, è giudicato dalla stampa il trionfo del disgusto. Quando glielo fanno notare lui dice “Faccio film per me. Non per il pubblico”. Astio d’inchiostro su tutte le testate. Ottimo modo per portare più gente verso un autore non proprio di “massa”. 
Film per sé o per il pubblico? Un dilemma stravecchio, quello che gli intellettuali chiamano vexata quaestio. Chissà se anche “Le onde del Destino” l’aveva fatto per sè. Quel suo capriccio ha avuto il plauso della palma d’oro.
Si ama o si odia, ma i suoi film lasciano segni quasi sempre, anche se “il grande capo” non graffiò molto. Però quando si ha qualcosa da dire, lo si dice sempre a qualcuno. Anche se si è convinti che lo si fa per se stessi. Credo che molti registi abbiano fatto film per sé stessi. Anche i meno antipatici in pubblico: Fellini, Lynch, Truffaut. Sono stati autori che dicendo qualcosa su di sé e per sé hanno lasciato un segno a tutti. Tutti ci facciamo attirare nella loro superbia d’autori. Come si resiste tre ore in una sala davanti a INLAND EMPIRE? La vita di Truffaut è fatta di “400 colpi” e tutti desideriamo averli ogni volta che riguardiamo il capolavoro della Nouvelle Vague. I grandi autori sono anche un po’ presuntuosi. Il cinema è un atto presuntuoso, dà un punto di vista, a volte lo impone. Puoi uscire dalla sala o spegnere il lettore dvd, ma la pellicola o il disco andranno sempre nello stesso verso.
Allora, il problema non si pone. Continuate a fare film per voi, usate la provocazione per fare antipatica promozione ma poi se il film vuole essere visto, si farà vedere. La differenza fra i capricci autoriali e i film propriamenti detti passa anche da qui.
