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Vedere è immergersi nel mondo, pensare è prenderne le distanze (Wim Wenders)
venerdì, 06 giugno 2008

Festa di Roma: Una Rondi(ne) non fa primavera

In medio stat virtus. Alla destra nostalgica piacerebbe questo detto latino per indicare l’avanzata di Gian Luigi Rondi alla presidenza della Festa di Roma. L’onnipresente critico de “Il Tempo” e coordinatore dei David, prima ha negato e, nel pomeriggio, si è incontrato con Alemanno e ha deciso per il sì. Povero Bettinone, lui e la sua creatura vittima di uno spoil system tanto non nominato quanto poi effettivamente usato. E se n’è uscito col classico savoir faire da Veltroniano «lascio per il bene della Festa». Per ora, si può dire che dopo il danno la beffa non c’è stata. Quella sarebbe stata certa con Squitieri. Un uomo, una restaurazione. A suo dire, volevo tornare indietro ai tempi degli anni Sessanta, con b movie e poliziotteschi (vuoi vedere proprio i suoi) a farla da padrone. A lui “Gomorra” ha fatto ribrezzo. Ha detto che «non c’era avventura» e Saviano faceva le «buffonate, entrava dalla porta di servizio, evitando il red carpet di Cannes».
Ciao, Pasquale ciao.

 

Ora va tutto in mano al longevo democristiano, al quale, chiaramente  “Il Divo” non è piaciuto, ricordiamoci che stroncò anche “Le Mani sulla Citta” («no, no, non ditemi che questo è cinema» disse all’epoca) ma almeno non è presuntuoso. E ha già buone esperienze nei festival: ex direttore della Mostra di Venenzia. Meno male che non è stato senatore. Come Pasquale.
Un altro nuovo “attore” della politica cinematografica si fa strada, Luca Barbareschi fresco di nomina nel cda della Fondazione Cinema di Roma. «Gomorra è bello, però per ogni film che parla di cose brutte ne dobbiamo fare e esportare dieci che parlano bene dell’Italia e che mostrano le sue bellezze» Già immagino. La fiction “Capri” diventerà un film per il cinema, poi usciranno “Mozzarella quanto sei bella”, “Ici vattene via” e un film sceneggiato dalle poesie del Ministro Bondi.    

 

Barbareschi, la Carlucci, reduci del piccolo schermo, hanno anche idee piccole sul cinema. Il cinema non fa cartoline, almeno non a comando. Ragionano come una grandissima FilmCommission. Una Film Commission nazionale. A volte, mi pare che vogliano dettare le linee autoriali. Parlare solo del bello. Non sapendo che si può parlare del brutto anche in modo bello. Come il divo Giulio, i panni li vogliono lavare in penisola.
Non si lamentino dicendo che poi i registi, la cultura cinematografica, è solo di sinistra. Vabbè dai, hanno comunque Pasquale e Martinelli.

                                                      Dai Bettinone, non te la prendere

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